Calati in un mondo fatto di violenza, sesso, imperversato da atteggiamenti anticulturali e conformisti, i personaggi di Massimo Festi sono consapevoli della propria imperfezione, colti dall’esigenza di cercare una sintesi delle problematiche attuali legate all’identità.

 

“Attraverso una maschera/seconda pelle scontati esseri che non aspirano più ad essere dei. Soggetti come realtà imperfette, come superamento dei generi. Alterazioni dell’immaginario collettivo, Nature antropomorfe che non dimenticano il lato animale e razionale dell’uomo e la fisicità dell’esistenza”. Come sfogliando una sequenza di immagini che l’occhio scorre in una rivista di moda, anche queste opere sfilano favorendo una lettura seriale del mondo popolato di esseri che manifestano un senso di inquietudine per un presente incerto e un futuro inesistente. I loro profili si stagliano su fondi privi di contesto, asettici, lontani dallo spazio e dal tempo, s’identificano con stereotipi di una vita decadente e alienata, oscillanti tra personalità in equilibrio precario e dissoluto che non sanno dove andranno, cosa saranno e fino a quando saranno in grado di esistere.

 

Incerto e oscuro si presenta anche lo scenario in cui sono calate le figure riprese da Francesca Randi all’interno di piccoli spazi sontuosamente e anticamente ornati, Le sue Wunderkammer.

E’ interessante valutare come il significato comunicato da Francesca Randi nell’opera dedicata al progetto non si identifichi con l’accezione positiva di Camera delle Meraviglie (questo è il significo della parola in Tedesco), patrimonio prezioso, appannaggio solo di alcune famiglie nobili del passato tra il Rinascimento e il periodo neoclassico, ma venga traslato in tutt’altro spettacolare fenomeno: la camera degli orrori. E’ l’emblema metaforico della società contemporanea, la Wunderkammer di Francesca Randi, una festa particolare, Wunderkammer party, che l’artista immagina ospitata nella camera di un collezionista d’altri tempi, quello che noi oggi definiremo l’Antiquario.

 

Attraverso un capovolgimento dei valori, l’artista sceglie ambientazioni che richiamano le antiche camere delle meraviglie, trasformandole in luoghi in cui pervade un’atmosfera che genera un senso di turbamento e dissolutezza. In queste particolari “camere” non si respira l’aria del collezionismo antico, l’edonismo per l’oggetto raro, la particolare conchiglia o la stampa introvabile, tipiche delle Wunderkammer . Le figure fotografate in primo piano sembrano solo apparentemente in sintonia con lo spazio circostante per l’abbigliamento che indossano, in realtà si pongono quasi in antitesi al concetto di Wunderkammer, perché si estraniano dal contesto, sembrano distanti e incuranti del luogo dove pensano solo a mostrarsi. La maschera animale che esibiscono accentua ancora di più l’aspetto fiabesco memore degli antichi bestiari medievali.

Erica Olmetto

 

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