Come una vaga ossessione che fugge e rifugge, inseguendo la linea e le forme disegnate in una sequenza rapida e continua, così il pittore surrealista si compiace delle sue allucinazioni e della capacità di distorcere gli oggetti combinando fra loro le immagini secondo la propria visione della realtà. Osservando in questi dipinti le rapide curve a serpentina che costruiscono i ponti e le linee che s’inerpicano sui castelli e tracciano le strade, i sentieri e le case tipicamente medievali, si respira un’atmosfera calda e accogliente in una cornice di altri tempi. E’ interminabile il gioco di linee a cui l’artista da libero sfogo dando luogo ad un effetto ottico e ad un risultato visivo apparentemente falsato. Case, palazzi e fortezze, tra le quali è riconoscibile il Bastione Saint Remy di Cagliari, si aprono a ventaglio ed esplodono in aria, comprimendosi e dilatandosi. L’insistenza verso i dettagli architettonici in realtà è solo un pretesto per una ricerca dell’oggetto volta allo studio di una resa prospettica deformata e in movimento, caratterizzata dalla liberazione dei corpi verso lo spazio circostante. L’interesse dell’artista, concentrato su elementi fluttuanti e sinuosi calati in una dimensione irreale memore del subconscio surrealista, lascia spazio anche ad altre matrici che mostrano un’attenzione particolare per la forma e la sua capacità di mutare a causa del movimento nello spazio. Lo sviluppo e l’andamento della linea che, in alcuni tratti, sembra animarsi e guizzare da una parte all’altra del dipinto giocando con l’occhio dello spettatore, rivela il fervido impeto di stampo futurista, in particolare la proiezione dei corpi nello spazio, veloce e consecutiva, di immagini solo apparentemente uguali fra loro. Infine, attento e costante si rivela lo studio delle gradazioni cromatiche che denota il passaggio da una serena luminosità fatta di azzurri, ocra e rossi più tenui, a colori mediterranei più cupi della serie successiva dominata dal calore delle stesse tonalità divenute più scure nei dipinti recenti.

 

Erica Olmetto

Antonio Palumbo

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